Trend e abitudini alimentari nel Regno Unito

  • 9 Febbraio 2021
  • Scritto da: Maria Teresa Moschillo

Image by Ian Wilson from Pixabay

 

Le nostre abitudini alimentari sono diventate uno statement, un’autentica dichiarazione di intenti.

È ciò che è emerso al SIAL Paris 2020, la più importante fiera mondiale dell’industria alimentare che quest’anno, causa Covid-19, non si è tenuta in presenza (l’evento è rimandato al 2022).

SIAL Paris, che rappresenta un osservatorio privilegiato sul panorama dell’area food, ha divulgato gli studi condotti dai suoi partner di esperti, tra cui Kantar. Tutte le indagini sono incentrate su un tema, #Ownthechange, e dimostrano (senza se e senza ma) che il cibo oggi è sempre più una questione di scelte.

Mangiare bene è un impegno sociale e riflette il mondo in cui ciascuno di noi vuole vivere. Tanti sono i consumatori che hanno rivoluzionato le proprie abitudini alimentari: è il trionfo della dieta sana, del cibo locale e con scarso impatto ambientale.

Per ogni area geografica presa in esame, Kantar ha intervistato e analizzato un campione di 500 persone, di età compresa tra i 18 e i 55 anni.

Oggi descriveremo le abitudini alimentari nel Regno Unito.

Comportamento del consumatore di cibo nel Regno Unito

Il 34% dei consumatori presi in esame da Kantar nel Regno Unito crede che la scelta del cibo implichi di per sè  un impegno civile e sociale ed è consapevole che le scelte alimentari di ognuno abbiano un impatto molto forte sul mondo.

Il 62% dei consumatori ha cambiato le proprie abitudini alimentari negli ultimi 2 anni. In particolare, il 25% ha apportato cambiamenti radicali al proprio stile di vita in favore di scelte più ecosostenibili ed etiche.

 

I primi 4 cambiamenti nel consumo di cibo nel Regno Unito

  1. Il 61% ha scelto di prediligere cibi più sani.
  2. Il 30% ha scelto di prestare maggiore attenzione all’impatto ambientale di ciò che consuma.
  3. Il 33% guarda con attenzione la lista degli ingredienti.
  4. Il 29% ha scelto di consumare negli ultimi 2 anni più cibo locale.

Percezione dell’industria alimentare da parte del consumatore del regno Unito

Il 77% dei consumatori del Regno Unito ha notato che le industrie alimentari hanno cominciato ad adottare politiche positive volte a migliorare la qualità degli alimenti.

Il 79% riconosce gli sforzi in termini di sicurezza per quanto riguarda preparazione e immagazzinamento degli alimenti e il 73% crede che le industrie stiano imparando a salvaguardare maggiormente il benessere degli animali.

Opinioni decisamente negative invece (“Dovrebbe essere fatto di più”) in tema di riduzione di involucri superflui e difficili da smaltire (lo pensa l’87%), rispetto e protezione della biodiversità (86%) e più in generale di spreco di cibo (ne è convinto l’85%).

Crca il 30% degli intervistati crede che per queste criticità non sia stato fatto proprio nulla dall’industria alimentare.

Trend nelle abitudini di consumo di cibo nel Regno Unito

Sono stati individuati alcuni temi particolarmente caldi.

  1. Si fa sempre più alta la soglia di attenzione per tutto ciò che compete l’impatto ambientale: il 62% preferisce comprare cibo con packaging riciclabili e boicotta, invece, i prodotti dotati di involucri superflui e impattanti.
  2. Il 55% preferisce acquistare cibo che non contiene coloranti o conservanti, ancora meglio se completamente naturale. In quest’ottica, il 33% sceglie cibo biologico.
  3. Il 47% degli intervistati preferisce comprare cibi locali.
  4. Il 40% compie scelte di commercio equo e solidale.
  5. Anche il tema della tracciabilità è molto sentito dai consumatori britannici: il 40% preferisce acquistare e consumare cibi tracciabili. Chi compra un determinato cibo vuole sapere da dove viene ciò che mangerà, non solo per una questione di sicurezza o di bontà dell’alimento ma per la possibilità di godere, in totale trasparenza, di una visione completa della storia e del percorso di quel prodotto, dalle origini alla tavola.

Un altro trend in crescita è quello della dieta flexitariana (o semivegetarianismo). All’interno di questo universo, il 42% degli intervistati ha scelto la dieta flexitariana perchè si sente in colpa quando mangia carne per la sofferenza che la produzione e la lavorazione di quest’ultima arreca agli animali; il 33% ha ridotto o ha addirittura eliminato la carne dalla propria routine alimentare e  il 45% nutre dubbi e si fa domande circa le conseguenze etiche e ambientali del consumo di quest’ultima.

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